IL FASCINO DEL VIVERE ACCOMPAGNA IL CAMMINO DELLA VITA


(Tiziano Civettini, in La Santa Crociata in onore di San Giuseppe, n. 7/2017, pp. 10-11)

Gli scarni accenni dei Vangeli di Luca e di Matteo ci consegnano almeno questo: l'esistenza di Giuseppe non fu mai statica, ma e-statica, in uscita, in continuo cammino.
Lo troviamo in cammino, con Maria incinta, verso Betlemme: "Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nazaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta" (Lc 2,4-5). Ma pochi versetti dopo scopriamo che "un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo. Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto" (Mt 2,13-14). Passa il tempo, forse degli anni, ma nel testo di Matteo scorrono solo sei versetti e di nuovo "un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nella terra d'Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino. Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d'Israele" (Mt 2,19-21). E Luca ci informa ancora che "i suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua" (Lc 2,41). Questo fino al dodicesimo anno di Gesù, alla vigilia del Bar Mitzvàh, il rito della maturità di un figlio, quando, dopo lo smarrimento e il successivo ritrovamento nel tempio, Giuseppe quasi prende congedo dal testo sacro e non vi sarà più nominato. 
Molti personaggi della Bibbia sono viaggiatori. Abramo lo è in forza di una promessa; il suo è un affidarsi, un lasciare, un partire per non ritornare. Mosé esce dall'Egitto e vaga nel deserto con tutto il popolo e, attraverso la strettoria del Mar Rosso diviso in due parti, viene come partorito di nuovo. Per l'altro Giuseppe – qyello venduto agli egiziani dai propri fratelli – il viaggio è molto più interiore: è un riallacciare fili spezzati e un drammatico processo di riconciliazione conquistata. E san Giuseppe? Per Giuseppe di Nazareth il viaggio consiste nell'andare sempre oltre: oltre la legge (che gli imponeva di ripudiare la moglie), oltre il buon senso, oltre il dovuto, oltre l'ovvio. Giuseppe viaggia solo per amore: di Dio, di Maria, del figlio. E l'amore ha sempre fretta... per questo le parole che i Vangeli dedicano a lui sono brevi, incalzanti, brusche e senza fronzoli. 
Dio deve aver avuto una stima enome di Giuseppe e Giuseppe deve aver avuto una condifenza rocciosa in Dio, che infatti gli parla come a uno che non ha bisogno di essere convinto o blandito.
George De la Tour, Il sogno di san Giuseppe (1630-1635)
L'angelo gli parla direttamente, usando imperativi, e Giuseppe, subito, agisce, pianifica, và.
Un dipinto di George De la Tour (1563-1632) descrive in modo visibile quello che non viene detto del dramma interiore di Giuseppe: l'angelo gli parla di notte, in sogno, in un'atmosfera misteriosa. Gli parla in quella zona del cuore in cui non tutto è chiaro: è note e la luce è solo quella di una candela, che tuttavia è coperta dalla mano dell'angelo, che lo visita in una zona della coscienza in cui la paura, la speranza, il dubbio e l'amore si trovano come sospesi e confusi. E Giuseppe decide sempre secondo il cuore di Dio, generando così il futuro per Maria e Gesù, ed esercitando una paternità sempre più ampia. 
E noi? Cosa insegna a noi e a me, la vita viaggiante di san Giuseppe? I cristiani, all'inizio, venivano chiamati "quelli della via". Papa Francesco indica di nuovo questa identità come meta: rimettere la Chiesa in viaggio, facendosi vicina ad ogni uomo delle strade, anche a costo di diventare feribile; solo quando la Chiesa è in viaggio è evangelica. Ma la vita di ogni persona è di per se stessa un viaggio, che non può essere pianificato da un tour operator, anche se corriamo sempre il rischio di vivere come turisti su questa terra. La vita è un cammino che si genera passo dopo passo. Giovani, adulti, anziani, bambini, uomini e donne, tutti volenti o nolenti – camminiamo. I nostri giorni sono i nostri passi. Qualcuno però dirà: "Ma a me nessun angelo è mai venuto a dirmi dove devo andare!". È proprio così? Forse si tratta solo di mettersi in ascolto di un Dio che parla in molti modi, attraverso i fatti e le persone. Forse si tratta di concederci un po' di silenzio, il silenzio di Giuseppe, per fare spazio a poche domande: Con chi sto viaggiando? Quali sono i miei compagni di viaggio? Cosa mi stanno dicendo? Chi di loro mi sta aiutando e chi no? Perché sto viaggiando? Cosa mi spinge a vivere le mie giornate? E con che passo le vivo? Con che cosa sto viaggiando? C'è qualcosa che frena il mio andare? Cosa c'è di superfluo nella mia vita? Se fai un viaggio lungo, sia leggero il tuo bagaglio: sarai meno stanco e più disposto ad accogliere ciò che ti sarà donato ogni nuovo giorno (Ezio Bianchi).
Dove sto andando? (Senza negarmi all'evidenza della fine del viaggio, del mio "tornare a casa" ). 
Siamo tutti viandanti. Guarda, caro san Giuseppe, le nostre distrazioni, le nostre pigrizie e le nostre stanchezze, i nostri smarrimenti e le nostre cadute, ma cneh i nostri proprositi ed i nostri entusiasmi. Donaci, caro san Giuseppe, di saper ascoltare. Di saper ringraziare per il cammino già fatto. Di saper rinunciare a ciò che ci rallenta. Di saper vedere la meta e, come facesti tu, di trarre tutta la gioia nello spenderci per questo santo viaggio, insieme a tutti coloro che la vita e la provvidenza ci ha messo sul cammino. 
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PREGHIERA A SAN GIUSEPPE DORMIENTE


Dio nel sonno ti ha manifestato i suoi misteriosi progetti per la tua futura sposa Maria e la missione di custodire Gesù, 
il Salvatore del mondo.
Ora affidiamo a te la nostra preghiera, 
i nostri desideri, le aspirazioni e le speranze, affinché siano presenti nei tuoi sogni 
e si possano realizzare per il nostro bene. 
Un bene che ci renda sempre più amici 
del tuo figlio Gesù, 
sorgente di benessere fisico e spirituale.
Ottienici la forza di compiere con prontezza la volontà del Padre nei nostri confronti e, 
dal tuo esempio, possiamo imparare a non lasciarci travolgere dalle difficoltà della vita 
e  sentire sempre la tua paterna mano protrettrice nella nostra mano. 
Mantienici, oggi come ieri e domani, nel tuo sonno di uomo giusto. Amen
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IL SILENZIO OPERATIVO DEL CAPO CANTIERE DI UNA NUOVA EPOCA


(Angelo Forti, La Santa Crociata in onore di San Giuseppe, n. 4/2017, pp. 16-17)

La figura di san Giuseppe in questi ultimi decenni si è affacciata sul palcoscenico della devozione popolare con grande riliefvo. Non possiamo sottacere le caratteristiche di san Giuseppe che emergono dalle pagine del racconto evangelico che fanno di lui una persona importante, un esecutore fedele e puntuale dei desideri di Dio, disponibile a stracciare tutti i sogni e i progetti umani sul suo futuro fidanzato e sposo di Maria.
Anche la sua presenza nella vita della Chiesa ha sempre esercitato un ruolo umile e silenzioso al servizio del bene comune. Il riconoscimento delle sue funzioni nel piano della salvezza ha sempre rispettato questa sua caratteristica: essere deputato a uffici comprimari con discrezione. La fine del secolo scorso e l'inizio di questo nuovo millennio sono stati caratterizzati da una riscoperta di un mandato da protagonista della figura di san Giuseppe: gli è stato riconosciuto ed esaltato l'esemplare sostegno nell'attività della Chiesa universale. San Giovanni XXIII ha messo sotto la protezione di san Giuseppe l'assemblea dei vescovi convocati per il Concilio Vaticano II. Il beato Paolo VI nel suo viaggio in Terra Santa ha fatto della casetta di Nazareth il focolare a cui riscaldare la nostra carità e a cui ispirare costantemente lo stile della nostra vita cristiana. San Giovanni Paolo II gli ha dedicato un'esortazione apostolica con titolo: "Custode del Redentore". Benedetto XVI, che dal battesimo portava il nome di Giuseppe, lo ha onorato in tanti modi. Papa Francesco non solo ha anche voluto iniziare il suo pontificato proprio nella festa di san Giuseppe, ha voluto che il suo nome fosse invocato in ogni celebrazione eucaristica.
La storia cammina con passi lenti, le verità evangeliche fioriscono e fruttificano non rispettando le stagioni degli uomini ma obbediscono alle stagioni di Dio. Gli antichi Padri della Chiesa, che hanno vissuto con le prime generazioni cristiane, furono i primi e sicuri interpreti del messaggio evangelico, enucleando il senso dei nuovi cardini su cui si muoveva la storia portata da Gesù. I primi due capitoli dell'evangelo di Luca e di Matteo avevano il compito di aprire il sipario sulla vita e sul messaggio di Gesù con l'intento di aprire a livello universale una nuova era della storia umana. I Padri della Chiesa nei loro scritti hanno indagato su una storia oggettiva, valutando il processo culturale e spirituale sulla popolazione. C'era un mondo pagano in agonia e un mondo cristiano nascente e una nuova storia da descrivere e decifrare.
Con il passare delle generazioni, alla storia oggettiva si è andata accostando anche una storia soggettiva considerata come arte. Una rappresentazione approssimativa che, pur fondandosi su realtà storiche concrete, non sono interpretate e divulgate con criteri scientifici, ma sull'ala delle devozioni, il popolo descrive nel filone delle verità oggettive, interpreta e attua come rilesso delle verità evangeliche che vanno incarnandosi nelle tradizioni popolari. Sono verità antiche interpretate e attuate in realtà sociali nuove.
Anche tutta la teologia di san Giuseppe si è andata elaborando sulla piattaforma del mondo giudeo-palestinese vissuto da san Giuseppe in modo che la sua stessa vita fosse illuminata sia nella fase precedente al matrimonio con Maria che dopo lo sposalizio. È incontestabile il fatto che la vita di san Giuseppe è densa di senso del divino, originale e unica per la sua persona dopo quella di Gesù e di Maria. La matrice divina in san Giuseppe si trova nel fatto che Dio sin dall'eternità ha registrato la piena accettazione, libera e responsabile al piano divino.
"La divina Provvidenza tra gli infiniti piani della sua attività a favore dell'umanità ne ha scelto uno, e, per effetto della sua divina onnipotenza, ha disposto in modo che tutto concorresse al compimento di questo piano".
Il piano della Provvidenza era indirizzato alla venuta del Messia. Cristo diventa il centro dell'universo e in lui c'è la sintesi di tutto il piano della salvezza. In questo piano di preparazione entrano in gioco i Patriarchi e i profeti che costruiscono le pietre miliari di una storia di salvezza. In questa storia secolare Dio scrive sentieri dritti nei tornanti della storia umana. Ad ogni tornante, nel panorama nuovo gli occhi vedono sempre l'ultimo dei patriarchi: Giuseppe che registrerà nella storia umana il nome di Gesù, "discendente del re Davide". Giuseppe segna il culmine dell'Antico Testamento e apre alla nuova era della luce e della salvezza portata da Gesù. Nell'introduzione all'Esortazione apostolica "IL Custode del Redentore" san Giovanni Paolo II scrive: "Ritenfo, infatti, che il riconsiderare la
partecipazione dello sposo di Maria al riguardo consentirà alla Chiesa, in cammino verso il futuro insieme con tutta l'umanità, di ritrovare continuamente la propria identità nell'ambito di tale disegno redentivo, che ha il suo fondamento nel mistero dell'Incarnazione. Proprio a questo mistero Giuseppe di Nazareth partecipò come nessun'altra persona umana, ad eccezione di Maria, la madre del Verbo incarnato. Egli vi partecipò insieme con lei, coinvolto nella realtà dello stesso evento salvifico, e fu depositario dello stesso amore, per la cui potenza l'eterno Padre "ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo" (Ef 1,5).
Gesù nell'evangelo afferma che l'uomo e la donna di fede attraverso la riflessione e lo studio sanno far scaturire dalle parole rivelate verità conosciute e nascoste. Il devoto di san Giuseppe sa mantenere i piedi per terra, nella piattaforma delle verità rivelate, e fa fiorire nel suo animo nobili sentimenti di ammirazione per quanto san Giuseppe ha potuto fare con la sua generosa adesione al piano misterioso di Dio.  
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A NAZARETH: AMICIZIA, LAVORO; PREGHIERA E SILENZIO


(da La Santa Crociata in onore di San Giuseppe, n. 3/2017, p. 19)

La preghiera era l'ossatura della fede dei due giovani sposi Maria e Giuseppe. Fin da ragazzi Maria e Giuseppe avevano imparato a ringraziare Dio per il dono della vita e del necessario per vivere; almeno cinque volte al giorno innalzavano gli occhi al cielo per ringraziare.
Anche da sposati Giuseppe e Maria hanno continuato la tradizionale della preghiera che non era mai ripetitiva, ma sempre era animata dalle freschezza di sentimenti rinnovati.
Per noi la casa di Nazareth è divenuta una scuola di preghiera, una cattedrale di singolare sapienza che la vita di ogni persona deve frequentare per imparare ad ascoltare, a meditare, a pentrare il significato profondo della manifestazione del Figlio di Dio tra noi, imparando dall'esempio di Maria, Giuseppe e da Gesù stesso il dialogare con Dio sorgente della vita.
Poco più di 50 anni fa, nel 1964, il beato papa Paolo VI proprio nella sosta alla casa di Nazareth dissi che alla scuola della Santa Famiglia noi "Comprendiamo perché dobbiamo ltenere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli del Cristo". E aggiunse: "Il primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumore e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo".  
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GESÙ CRESCE ACCANTO A UN ONESTO E BRAVO ARTIGIANO


(Mario Sgarbossa, La Santa Crociata in onore di San Giuseppe, n. 3/2017, pp. 18-19)


Altre erano le responsabilità che Giuseppe stava per assumersi accanto alla Vergine Madre e al Verbo incarnato, come è ben sintetizzato nelle parole di Paolo VI: "San Giuseppe, patrono della Chiesa, tu che accanto al Verbo incarnato lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da lui la forza di vivere e di faticare, tu che hai provato l'ansia del domani, l'amarezza della povertà, la precarietà del lavoro: irradia ancor oggi l'esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda all'immensa famiglia che ti è affidata.
Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulla via della fedeltà evangelica; proteggi i lavoratori nella loro dura esistenza quotidiana, difendendoli dallo scoraggiamento, dalla rivolta negatrice, come dalle tentazioni dell'edonismo.
Prega per i poveri, che continuano in terra la povertà di Cristo, suscitando per essi le continue provvidenze dei loro fratelli più dotati.
Custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli, e il loro pieno compimento delle umane speranze: per il bene dell'umanità, per la missione della Chiesa, per la gloria della santissima Trinità. Amen".
Ite ad Joseph, rivolgetevi a Giuseppe, diceva il faraone a quanti si prostravano ai suoi piedi implorando un aiuto.
La crisi alimentare nel regno faraonico durò sette anni consecutivi. Giuseppe, figlio prediletto dle patriarca Giacobbe, venduto dai fratelli invidiosi come schiavo a dei mercanti diretti in Egitto, diventò poi governatore del potente regno faraonico per aver svelato un sogno al monarca d'Egitto, come narra la Bibbia. Quello stesso invito, chiedetelo a Giuseppe, viene rivolto al nostro santo, anch'egli di nome Giuseppe, per avere aiuti spirituali e materiali come recita la preghiera composta dal Papa della Rerum novarum, Leone XIII: "O padre amatissimo, allontana da noi questa peste di errori e di vizi che ammorba il mondo e assistici dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre".
Giuseppe ha avuto alle sue dipendenze il "figlio" Gesù, cresciuto per tanti anni obbediente a lui e alla madre Maria. A Gesù ha potuto trasmettere anche il titolo regale di figlio di Davide, con il quale viene acclamato e invocato durante i tre anni di vita pubblica del Messia.
Gesù, per la gente di Nazareth è semplicemente il figlio del falegname Giuseppe, ma il Vangelo ci dice che sono entrambi germogliati dalla regale radice di Davide. "Germoglio di Davide" si legge nell'Apocalisse dell'apostolo Giovanni (5,5), titolo di eccellenza anche per Giuseppe che di tale titolo avrebbe potuto andare fiero ma per la gente di Nazareth egli era il bravo e onesto artigiano che al figlio avrebbe trasmesso il mestiere e la bottega da cui trarre di che vivere. Quale prestigio poteva aggiungere quel titolo a chi si guadagnava il pane quotidiano col sudore della fronte? E non si tratta di una metafora: Giuseppe disponeva di rudimentali attrezzi del mestiere. Pialla sega e martello imperlavano quotidianamente la sua fronte di sudore.
A proposito del nobile blasone, sarà lo stesso Gesù a sollevare il problema quando si troverà a ragionare con un gruppo di farisei. È probabile che la stessa domanda l'abbia fatta a dodici anni, discutendo con i maestri della legge nella sinagoga presso il tempo di Gerusalemme: "Che ne pensate del Messia? – domanda Gesù – di chi è figlio?" Gli risposero: "di Davide". E Gesù a loro: "allora come mai Davide lo chiama Signore? E se lo chiama così, come può essere suo figlio". E nessuno seppe rispondere (Mt 22, 42-46).
Dunque il mistero dell'incarnazione va oltre le stesse profezie che parlano del Messia come figlio di Davide. Tuttavia Dio mantiene la promessa fatta al mitico re di Israele: il Messia germoglierà da un ramo della sua discendenza (2 Samuele 7, 42). E gli evangelisti Matteo e Luca sottolineano che lo sposo di Maria, il falegname di Nazareth, è discendente dalla casa di Davide.
Benché il titolo regale goda oggi di scarsa considerazione, al tempo di Giuseppe dava lustro a un artigiano, e anche l'angelo Gabriele, rivolgendosi a lui, ripete la stessa cosa: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere...". Questo titolo viene trasmesso anche al figlio nato da Maria, tramite lo sposo Giuseppe che in tal modo legittima in Gesù la discendenza davidica. È un mistero anche questa paternità "putativa" (dal verbo latino putare che significa ritenere per vero, supporre). È dunque una paternità che segue un preciso disegno divino, concepito fin dall'eternità, e attuato nel tempo secondo il piano di salvezza preannunziato dai profeti.  
 
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PREGHIERA DI AFFIDAMENTO




Nelle tue mani, o Giuseppe, 
abbandono le mie povere mani;
alle tue dita intreccio, pregando,
le mie fragili dita.
Tu, che hai nutrito il Signore
col quotidiano lavoro,
dona il pane ad ogni mensa
e la pace chew vale un tesoro.
Tu, protettore celeste di ieri, oggi e domani,
lancia un ponte d'amore 
che unisca i fratelli lontani.
E quando, ubbidiente all'invito, 
ti renderò la mia mano,
accogli il mio cuore contrito
e portalo a Dio piano piano.
Allora sebbene le mie mani siano vuote,

siano stanche e pesanti,
guardando le tue dirai:
"Così son le mani dei santi!".
 
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PREGHIERA PER I BAMBINI CHE DEVONO NASCERE




O glorioso san Giuseppe, 
protettore della Santa Famiglia, 
proteggi nel seno della loro madre 
tutti i bambini piccoli 
che il Buon Dio chiama alla vita, 
come tu stesso hai protetto il Bambin Gesù 
nel seno verginale di Maria. 
San Giuseppe, gloria della vita di famiglia, 
prega perché rinasca l'amore 
ed il rispetto del dono della vita.
Amen
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