NELLA BOTTEGA DI SAN GIUSEPPE (di don Giulio Gallerani) - prima parte

INTRODUZIONE 

PADRE SPIRITUALE DI GESU’ E NOSTRO 


San Giuseppe, riconosciuto dalla Chiesa suo protettore e patrono, accompagna la nostra vita spirituale allo stesso modo in cui accompagnò, difese ed amò teneramente Gesù che cresceva e stava diventando adulto. Lo scopo di questo piccolo libretto è porre l’attenzione sull’aspetto “comune” ed “ordinario” del rapporto fra Gesù e Giuseppe: Giuseppe ci insegna ad essere uomini, donne, famiglie, consacrati, nella semplicità, e a santificarci nella vita quotidiana, fatta di gioie e dolori, di lavoro in una bottega come tante. 

Giuseppe uno di noi, più grande di noi per il suo amore e obbedienza, per la sua fedeltà ai doveri quotidiani: padre di famiglia, marito, lavoratore che si guadagna da vivere con il sudore delle sue  mani. Concretamente. Amare San Giuseppe significa imitarlo e scoprire quello che Dio ci ha voluto far conoscere di lui, tramite i Vangeli, i suoi silenzi, il suo esempio, il suo riflesso in Gesù: frequentando Giuseppe, impareremo ad amare Gesù. Impareremo ad essere veramente cristiani in rapporto a Dio e in rapporto agli altri, santificando noi stessi e il mondo intero! 

San Giuseppe, che fu la guida spirituale di Gesù per trent’anni (su trentatrè), sarà padre spirituale delle nostre anime per nove giorni, corrispondenti ai nove giorni della Novena di San Giuseppe (dal 10 al 18 marzo), che a loro volta corrispondono ai nove capitoli centrali di questo libretto…e per tutta la nostra vita, se vorremo amarlo e imitarlo! 

Gli insegnamenti, le piccole perle da custodire nel nostro cuore, sono sempre tratte dalla Liturgia e dalle omelie delle letture del giorno: San Giuseppe, modello di sacerdote, illumina i nostri passi sempre ubbidendo alla Parola che la Chiesa ci dona!



LA BOTTEGA: 
dove e quando si può imparare tutto,  come fece Gesù...

Il luogo che Gesù ha più amato su questa terra è il luogo che maggiormente ha frequentato: la bottega di falegname di Giuseppe, dove Gesù ha trascorso almeno vent’anni della sua vita, per almeno una decina di ore al giorno. Lì ha imparato tutto. Giuseppe gli ha insegnato non solo un mestiere, ma anche a diventare uomo.  
Il dipinto “Gesù nella bottega di San Giuseppe” di Gherardo delle Notti (vero nome: Gerrit van Honthorst) è una celebre opera caravaggesca, realizzata nel 1620, attualmente visitabile all’Hermitage di San Pietroburgo. La scena vuole rappresentare Giuseppe e Gesù nella bottega (con i loro due angeli custodi sulla destra, in penombra): San Giuseppe è un papà un po’ anziano ed indaffarato, raffigurato con i capelli e la barba grigia, mentre Gesù è un bambino dai capelli scuri che ricadono in riccioli morbidi sul collo, vestito con una tunica rossa. È tardi, sono ancora in bottega, per cui la scena è tutta immersa nell’oscurità, e l’unica fonte luminosa è rappresentata da una candela: è Gesù a sorreggerla con la mano destra, per far luce al suo papà (“io sono la luce del mondo” cfr Gv 8,12). Tutta la scena ruota dunque intorno alla luce della candela, che indirizza il nostro occhio proprio sui volti di San Giuseppe e Gesù. È molto dolce, questa scena, perché Gesù non sta prestando attenzione al lavoro che sta compiendo Giuseppe…Ma guarda Giuseppe in viso, come se stesse contemplando la sua bellezza d’animo, con riconoscenza. Il cuore del dipinto è la contemplazione di Gesù, che guarda il suo papà mentre lavora, con infinito amore e riconoscenza. Cosa ci insegna, questo dipinto? Anche noi possiamo immaginarci “al lavoro” (per fare la volontà di Dio) con Gesù che sempre sta vicino a noi, ci contempla, ci ama, ci ringrazia per le nostre fatiche, benedice le nostre sofferenze nascoste. Nessuna azione, anche quella che ci sembra più insignificante, è esclusa dalla contemplazione e dall’attenzione del nostro Dio, se fatta per amore e con amore: se offriamo quindi tutte le nostre azioni quotidiane, il nostro lavoro, i nostri sforzi al Signore, Egli, come ha fatto con San Giuseppe, sarà la nostra luce e ci guiderà nel compiere la volontà del Padre.

FONTE: Il Timone

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