NELLA BOTTEGA DI SAN GIUSEPPE (di don Giulio Gallerani) - quarta parte

LA FORZA: 

dove nasce la forza, di Dio in noi... 

“Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo,  

ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince,  

gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.  

CHI NON È CON ME È CONTRO DI ME,  

e chi non raccoglie con me, disperde” (Lc 11, 14-23)  



Come si fa ad essere forti? Impariamolo, alla scuola di San 
Giuseppe.  

“Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro” (Lc 11,14-23). Gesù bambino avrà sperimentato la forza di Giuseppe; essendo lui un gran lavoratore, non era debole per nulla, e anche Gesù, secondo la Sindone, aveva una corporatura forte. “Se li scacciano con il dito di Dio...”: se Gesù per descrivere la potenza di Dio utilizza l’immagine delle dita è perché senz’altro aveva impresso nella mente la forza delle mani di suo padre, che tanto aveva contemplato all’opera! 

La forza di Giuseppe soprattutto nasce dalla lotta contro il male (Giuseppe è detto “terrore dei demoni”): egli ha infatti dovuto combattere contro Erode, rappresentante del male e di Satana. A parte gli attacchi iniziali, per trent’anni la Sacra Famiglia è stata lasciata in pace dal demonio: appena morto Giuseppe, Gesù ha iniziato la sua missione, ed ecco Satana attaccarlo nel deserto. Prima, non c’era riuscito: Gesù era come difeso e protetto da Maria e da Giuseppe, dallo scudo del loro amore e della loro umiltà.
Dove stava allora la forza di Giuseppe che è diventata la forza del suo Gesù? Primo: Giuseppe non era diviso in sé stesso (“ogni regno diviso in sé stesso va in rovina, e una casa cade sull’altra”).  Questo, Gesù lo ha imparato nella bottega del falegname: qualsiasi manufatto con anche solo una crepa, è destinato a rovinarsi, a rompersi e cadere. Ogni oggetto (tavolo o sedia che sia) deve essere ben compatto.  
Noi, al contrario, spesso siamo divisi in noi stessi: desideriamo una cosa  e poi un’altra diversa, siamo incerti, dubbiosi, oppure pensiamo a due cose contemporaneamente…Questa divisione, voluta fortemente dal demonio, è come una crepa che abbiamo dentro, che ci rende schizofrenici e deboli: l’uomo forte invece è il monaco, l’uomo unificato dentro, compatto, che sa unire la mente, i pensieri, la volontà. Gesù ha imparato da Giuseppe a volere una cosa sola, e volerla con tutto il cuore, e lo si capisce dal linguaggio di Gesù: il suo parlare era radicale e chiarissimo (“sì, sì, no, no”) perché rispecchiava un’anima unificata, senza contraddizioni, ripensamenti compromessi. Gesù era una persona, diremo noi, integra, intera: essere interi, infatti, riunificarci dentro, ci rende forti.  
Secondo: dobbiamo essere teneri, per farci lavorare da Dio. Gesù avrà imparato nella bottega di suo padre che, per lavorare il legno, occorre qualcosa più duro del legno: l’attrezzo (per esempio lo scalpello) deve essere più duro della materia da plasmare. Spesso nelle Scritture Israele è paragonato alla dura cervice: un popolo dalla volontà indurita, così che Dio non può lavorarlo… perché non sa obbedire (“da quando i vostri padri sono usciti dall’Egitto fino ad oggi, io vi ho inviato con assidua premura tutti i miei servi, i profeti; ma non mi hanno ascoltato, anzi hanno reso dura la loro cervice” cfr. Ger 7, 23-28).  
Nella bottega del falegname Gesù ha imparato l’obbedienza alla realtà, e avrà constatato che, per lavorare il legno, ci vuole qualcosa di più forte che lo “plasmi”. La nostra roccia, la nostra forza, è Dio, mentre io mi devo lasciar plasmare da Lui, obbedendo ed ascoltando la sua voce: allora potrò diventare un’opera d’arte. La forza nasce dalla debolezza di chi si lascia plasmare, lavorare, forgiare. 

Infine, il terzo insegnamento: ci vuole del tempo... Gesù ha imparato che la forza deriva dalla fedeltà, dalla costanza, dallo “stare”. “Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia (…) in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti” (Salmo 94). Dobbiamo stare con Gesù! Quanto tempo è stato Gesù con Giuseppe in bottega? Circa dieci ore al giorno, per vent’anni almeno... Possiamo dire che Giuseppe è stata la persona con cui in assoluto Gesù è stato di più: tre quarti della sua vita terrena l’ha trascorsa nel laboratorio con Giuseppe, lavorando con lui, imparando da lui. Dobbiamo “STARE CON” ed essere fedeli, se vogliamo avere la forza del dito di Dio, e del Suo Regno.

FONTE: Il Timone

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