MEDITIAMO SU SAN GIUSEPPE - Testi del Card. A. Ballestrero, ocd -quarta parte

RISPONDERE AL DISEGNO CHE DIO HA SU OGNUNO  DI NOI


Card. A. Ballestrero




UN SILENZIO UMILE DI FRONTE ALLA MISTERIOSA VOLONTA' DI DIO

Giuseppe "patì" la signoria di Dio sino in fondo, e dobbiamo riconoscere che Dio nella vita di lui agì da Signore, e in una maniera tremenda.

Lo chiamò ad essere depositario dei suoi misteri senza chiedergli il permesso; non gli domandò neppure se fosse disposto o no: fece tutto Lui.
Un angelo disse a Giuseppe: "Quel che è generato in Maria viene dallo Spirito Santo" (Mt 1,20), e lui non pronunciò sillaba.
Questo suo  accettare la Signoria di Dio si rivela tanto più drammatico quanto più ne apprendiamo il dramma interiore: un dramma nella luce di una giustizia, che lascia però subito posto ai diritti di Dio.
San Giuseppe è giusto e non tradirebbe la legge per nulla al mondo, però non contesta a Dio ogni libertà sulla legge.

Il commento a questa signoria di Dio nella sua vita, è il silenzio e l'umiltà.
Ciò è tanto più da ammirare se pensiamo che per Giuseppe questo "lasciar fare" al Signore non era confortato da fatti visbili.
La Madonna fece in tempo a vedere qualcosa, fu testimone almeno dei miracoli di Gesù come premio alla sua fede e al suo abbandono.
Giuseppe, no. 

Anche sul piano esistenziale, il Signore chiese a Giuseppe di "stare da parte", di non ingombrare la strada.
Lui entra nella vita di Gesù benedetto e della Madre sua quando e come vuole Dio, scompare quando e come lo vuole DIo.

Il silenzio è il linguaggio degli umili, che tacciono sempre.
Giuseppe è così.
Per questo è il modello delle anime interiori.
Lui è esemplare per questa suprema libertà concessa al Signore nella propria vita, per questo essere totalmente disponibile nelle mani di Dio.
Ha veramente sperimentato cosa significhi "cadere vivi nelle mani di Dio vivo", e per questa misteriosa esperienza, io credo che Giuseppe abbia ricevuto dal Signore la grazia d'aiutare le anime che devono vivere di Dio e per DIo.
Perciò raccomandiamoci a lui perché c'insegni a fare della nostra vita spirituale un luogo di fede, d'umiltà e di silenzio.

Non è scritto -neppure in un vangelo apocrifo!- quanti confessori e direttori spirituali avesse san Giuseppe per tirarsi fuori dai suoi casi difficili...
Era nelle mani di Dio e ha consumato nell'umità del suo silenzio, drammi, angosce, notti e purificazioni, di cui non riusciamo che ad intravedere la profondità.

Noi lo vediamo oggi in una luce di trasparenza, così presente al centro di tutto il mistero delle opere di Dio, così vicino alle cose più belle della salvezza del mondo e della gloria del Signore.
E' il suo posto e gli dobbiamo voler bene, merita un poì di tenerezza da parte nostra, visto che, da parte di Dio, ne ha avuta così poca! 
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