NOVENA A SAN GIUSEPPE: ottavo giorno

PREGHIERA A SAN GIUSEPPE


Glorioso San Giuseppe, sposo di Maria e padre verginale di Gesù, pensa a me, veglia su di me,
insegnami a lavorare per la mia santificazione e prendi sotto la tua pietosa cura i bisogni urgenti che oggi io affido alle tue sollecitudini paterne.

Allontana gli ostacoli e  le difficoltà e fà che il felice esito di quanto ti chiedo sia per la maggior gloria del Signore e per il bene dell'anima mia.

E in segno della mia più viva riconoscenza, ti prometto di far conoscere le tue glorie, mentre con tutto l'affetto benedico il Signore che ti volle tanto potente in cielo e sulla terra.

AMEN

Dal "Testamento di San Giuseppe", tirato a sorte da Santa Teresa di Lisieux:
(i testamenti erano dei bigliettini tirati a sorte dalle monache in occasione di alcune specifiche feste)

"Figlia mia, le lascio le fiamme divine che il Santo Bambino accendeva con la sua bellezza nel mio cuore, che divenne così un braciere, una fornace del più tenero e puro amore.
Voi ne parteciperete tanto più quanto pù vi distaccherete da ogni affezione alle cose create.
Se il vostro cuore è interamente liberato e purificato servirà da letto al Santo Bambino, che vi prenderà un beato riposo"!

Pensiamo alla vita di San Giuseppe ed in particolar modo, al modo in cui riuscì a vivere il "distacco" interiore dalle cose "create".
San Giuseppe, innanzitutto, vive il distacco dalla concupiscenza della carne: condivide e realizza l'ideale di un vero matrimonio verginale, in cui la realtà e l'intensità dell'amore sponsale vada al di là della semplice fisicità, per rendersi ancora più sublime, interiore, puro e forte.
Quanto ha da insegnarci, su questo punto, ai nostri tempi, in cui la carn viene "svenduta" come merce da macelleria, in cui a volte sono gli stessi sposi cattolici a non conoscere la bellezza e ricchezza del magistero della Chiesa sulla morale sessuale, i concetti di castità matrimoniale, di astinenza...

Ancora: San Giuseppe visse completamente distaccato dai luoghi del suo quotidiano.
 Non esità a fuggire in Egitto, per proteggere il suo bimbo, e poi ad abbandonare anche quella terra, sempre per il bene del piccolo Gesù e della sua sposa!
 Pensiamo a cosa possa aver significato, sul piano materiale, abbandonare i luoghi in cui lui aveva progettato, da capofamiglia, la propria vita lavorativa e domestica!
 Eppure, San Giuseppe lasciò tutto senza rimpianti, senza incertezze: lasciò le prospettive più o meno certe di lavoro in un ambiente conosciuto, le amcizie, le conoscenze, i paesaggi familiari.
Seppe ricostruire la propria vita ordinaria intorno al suo nuovo e vero centro: la sua sposa ed il suo bambino!
Quanto ci sarbbe ancora da dire, ma non riusciremmo lo stesso a cogliere tutta la grandezza del distacco!


 Ecco cosa scrive la serva di Dio Madre Costanza Zauli:
 "La Sacra Famiglia era veramente povera, e pur non mancando dello stretto necessario per la laboriosa attività di San Giuseppe, sperimentava in tanti modi i disagi della povertà".

In quella povertà, il cuore di Giuseppe divenne un "braciere", come ci ricorda Santa Teresina.
Prendiamo a modello il Santo Patriarca ed impariamo il distacco dalle cose materiali ed anche delle persone, quando non le amiamo nella maniera giusta (cioè quando non desideriamo il loro vero bene, ma solo il nostro egoismo!), e facciamo del nostro cuore una fornace d'amore verso il Signore!
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