Visualizzazione post con etichetta Prodigi legati a San Giuseppe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Prodigi legati a San Giuseppe. Mostra tutti i post

LA DEVOZIONE DI PAPA PIO XII A SAN GIUSEPPE

 Leggiamo la preziosa testimonianza di suor Pascalina Lehnert, instancabile collaboratrice di papa Pacelli.


«Pio XII nutriva una speciale devozione per San Giuseppe, nel quale aveva una profonda fiducia. Negli anni di grande carestia, quando nel magazzino mancavano alcuni generi, Egli ci diceva: "Certamente non avete pregato San Giuseppe". Ho notato, personalmente, che dopo la preghiera da lui rivolta al Santo, i magazzini si riempivano.
In occasione del bombardamento di Cisterna, ci ordinò di inviare in quella località i generi di cui si disponeva. Riempimmo cinque grandi camion, ma il magazzino rimase completamente vuoto, sì che io me ne preoccupai. Il Papa, con tranquillità, mi disse: "San Giuseppe provvederà a rifornirci", e, nel dire ciò, egli era sicuro che l’aiuto sarebbe venuto. Difatti, quella sera stessa, con mia grande meraviglia, cominciarono ad arrivare dal Canada generi alimentari e merci varie per un totale di trecento vagoni, tanto che il magazzino di cui ci servivamo non riuscì ad accogliere tanta grazia di Dio. Ricordo che il Santo Padre, commentando, mi disse: "Avete visto come San Giuseppe ha provveduto"»?

(Positio, pag. 88)

FONTE: 
https://www.papapioxii.it/i-fioretti-di-pio-xii/san-giuseppe-provvedera/

Stampa il post

UNA SCALA LEGGERA COME UN ANGELO



Di "scale sante" ce ne sono molte, sparse nei santuari: in genere si tratta di costruzioni inserite in contesti che invitano a ri­vivere, nella preghiera, le sofferenze patite dal nostro Redentore nel suo im­molarsi per noi o che vantano di possedere qualche reliquia legata alla
sua Passione. Ma quella che si trova nella chiesetta di San Giuseppe a Santa Fe, capitale del New Mexico negli Stati Uniti, è veramente singolare. Nel 1872 il vescovo diocesano, mon­signor Jean Baptiste Lamy, accolse un gruppo di quattro Suore di Loreto, e per dare loro un luogo di culto pubblico, fece costruire una cappella. Ne affidò l'incarico alla superiora, Madre Madeleine, con la condizione che la costruzione assomigliasse alla Sainte­
Chapelle di Parigi, realizzata in stile gotico. I lavori, affidati all'architetto P. Mouly, durarono cinque anni, e alla fine l'edificio risultò lungo 22,5 metri, largo 7,5 metri e alto 25,5 metri. L'opera, prima costruzione gotica in quelle zone, era esteticamente ammirevole: riusciva a creare un devoto raccoglimento. Ciò che però lasciò sbalorditele suore fu l'accorgersi che non era stata costruita la scala di accesso al coro. Al termine dei lavori il progettista era purtroppo deceduto, per cui si dovette cercarne un altro, ma tutti gli interpellati constatarono che lo spazio era insufficiente per la costruzione di una nuova scala.
Le suore iniziarono allora una novena a San Giuseppe, a cui era dedicata la chiesetta, pregandolo di intercedere in loro favore.
Il nono giorno si presentò alla loro porta un uomo canuto, che tirava un asino, carico di semplici attrezzi e che manifestò la volontà di eseguire l'opera, ponendo la clausola di essere lasciato solo durante il suo lavoro. 


La proposta fu accettata, anche se ogni tanto le suore davano qualche sbirciatina, e tutte restavano perplesse nel vedere che usava solo una sega, un goniometro e un martello, senza fare uso alcuno di chiodi, ma solo di cavicchi lignei.
Immergeva poi dei pezzi di legno in secchi d'acqua. Per rispetto le suore non vollero però intromettersi, e attesero la conclusione. Dopo tre mesi la scala fu pronta e l'uomo sparì senza lasciare nessuna traccia e senza chiedere il minimo compenso, nonostante le ricerche condotte dalla superiora, preoccupata di estinguere il debito.
La scala che ancora oggi conduce al coro è a doppia spirale, apparentemente sospesa e senza punti d'appoggio, assemblata senza alcun chiodo e realizzata con un tipo di legno assolutamente sconosciuto. E' compo­stadi trentatré gradini (gli anni di Gesù) che girano su due spirali di 360 gradi esatti, senza alcun sostegno centrale, così che tutto il peso deve necessariamente gravare sul primo gradino.
Delle caratteristiche costruttive, queste, apparentemente contrarie alle più elementari leggi della fisica e della statica, tanto che le suore, in una fase iniziale, erano apparse piuttosto esitanti all'idea di utilizzare la scala. Eppure, a oltre centoquaranta anni dal verificarsi di quel prodigio, e nonostante sopporti il peso quotidiano di centinaia di persone, la scala non
mostra alcun segno di minimo cedimento. Molti sono gli enigmi ai quali la ragione umana fatica a dare risposta: chi era quell'uomo? Da dove veniva? Come mai si presentò proprio alla fine della novena? Come fece, da solo, a progettare e realizzare una sca­la così perfetta, con una precisione delle curve montanti pressoché irrealizzabile date le cognizioni scientifiche dell'epoca? Da dove proveniva quel legno che nessuno fino a oggi è riuscito a classificare? Come può una tale scala, dopo tanti anni e dopo aver sopportato il peso quotidiano di centinaia di persone, non mostrare il minimo cedimento?
Forse la risposta migliore è ammettere, con Pascal, che «l'ultimo stadio della ragione è che vi sono una quantità infinita di cose che la superano». Che sia stato veramente San Giuseppe a realizzare quest'opera? O che si si servito di qualcun altro, ispirandogli il lavoro?
In ogni caso, l'enigma legato a quella costruzione attira ogni anno oltre duecentocinquantamila visitatori provenienti da ogni parte del mondo. E tutto, grazie all'opera di quell'umile artigiano. O forse, di San Giuseppe in persona.
 


(Violetta Ferrario, La Santa Crociata in onore di San Giuseppe, 6/2016, pp. 24-25) 
Stampa il post

DEVOZIONE A SAN GIUSEPPE NELL'ORDINE CARMELITANO -La beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso



Il miracoloso quadro di San Giuseppe



Tra i beati della Famiglia Carmelitana, i cui membri coltivano una forte devozione a San Giuseppe, ve n'è una la cui storia è "miracolosamente" legata all'intervento del Padre Putativo di Gesù e ad un quadro che lo raffigura con il Divino Bambino fra le sue braccia. 

Si tratta di sr. Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso (Napoli,18 feb.1894-14 marzo 1948), beatificata nel 2008.



La vicenda di questa beata si intreccia con quella di sua sorella, anche lei monaca carmelitana e fondatrice di un nuovo monastero: quello ai Ponti Rossi di Napoli.
Non esageriamo dicendo che, senza San Giuseppe, forse oggi non avremmo questa nuova sede, nella quale visse e si immolò, operando tanto per le anime, la beata Giuseppina.

Un ringraziamento a Stefania de Bonis -carmelitana scalza secolare della fraternità dei "Santa Teresa e Giuseppe" ai Ponti Rossi di Napoli- che ci ha gentilmente fatto conoscere la storia della nascita del monastero, inviandoci il materiale che condividiamo con i lettori e gli amici del blog.

La storia della Beata Giuseppina e del quadro di San Giuseppe ci aiuti a credere sempre nei piani di Dio, vivendo la nostra fede in Lui con gioia e fermezza anche in mezzo alle difficoltà o alle apparenti "impossibilità" umane.




Buona lettura e buona Domenica a voi tutti, nel giorno in cui festeggiamo la Solenittà di Cristo Re dell'Universo e la conclusione dell'Anno della Fede.







SAN GIUSEPPE E IL MONASTERO CARMELITANO AI PONTI ROSSI (Napoli)



Un giorno di novembre del 1909, Antonietta Catanea pregava nella Chiesa di S. Teresa al Museo. 

Probabilmente si raccomandava al Signore, che intervenisse in qualche modo affinchè si potesse costruire un monastero carmelitano e cominciare la vita di clausura. 

Del resto era sua intima convinzione che fosse volontà di Dio, l’erezione a Napoli di un nuovo monastero delle Carmelitane Scalze.  

Era assorta, quando vide accanto a sé la figura di un monaca. 
Si presentò come la santa Madre Teresa e mise tra le mani di Antonietta del denaro chiedendole di recarsi in una bottega dove avrebbe trovano un quadro raffigurante san Giuseppe con il bambino fra le braccia. 
La monaca lo descrisse nei minimi particolare e prima di allontanarsi le disse: “Devi comprarlo”.


Dopo aver raccontato a p. Romualdo ocd, l’accaduto Antonietta si recò nella bottega con la
 sua sorella minore, Giuseppina. 
Era il 4 novembre 1909.


Tutto coincideva: il volto di Giuseppe, molto anziano; la mano del bambino che sembra giocare con la sua barba; le dimensioni del quadro e … il prezzo (esattamente la cifra datale da quella monaca in chiesa).


Il quadro viene portato a casa delle due giovani e lì, tutta la famiglia comincia a pregare questo grande santo. 
Anche p. Romualdo, in cuor suo, chiede.  
Non solo la grazia che qualcosa cambi, ma un segno affinché comprenda di essere su una strada che coincide con la volontà del Signore.


Il 29 novembre 1909 le giovani notano che il volto di San Giuseppe è coperto di sudore. Scivola fino ai piedini di Gesù. 

Viene chiamato p. Romualdo che raccomanda di essere discreti e prudenti. 
Passano diversi giorni e il prodigio si ripete. 
Non c’è dubbio: è il segno richiesto.

Inizia così la costruzione di quello che sarà il monastero dei santi Teresa e Giuseppe ai Ponti Rossi, in cui Antonietta entra come Sr. Maria Teresa di Gesù Bambino e Giuseppina, come Sr. Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso, “la monaca santa”, beatificata il primo giugno 2008.


Stampa il post

Disclaimer

«Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001»