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UN UOMO CHE HA SAPUTO AMARE

  (Don Giuseppe Sciavilla, in La Santa Crociata in onore di San Giuseppe, gennaio 2022 pp. 14-15)

Papa Francesco ha dedicato un anno a San Giuseppe, dall'8 dicembre 2020 alla stessa data del 202, per ricordare il 150° anniversario della dichiarazione del Santo a Patrono della Chiesa universale, e per l'occasione ha donato ai fedeli una bellissima Lettera apostolica, Patris corde.
È nostra intenzione soffermarci su questo personaggio, che i Vangeli ci presentano come "silenzioso e giusto", ma anche come il "sognatore" per eccellenza. 

Il Sogno. Si può dire che il sogno fin dall'inizio della Storia Sacra ha attraversato la vita degli uomini.
Già Abramo, nel momento in cui sta per ricevere una benedizione che accompagnerà la sua discendenza nei secoli, entra in un sonno profondo, ma sperimenta pure di fronte a questo sonno sentimenti contrastanti tra il terrore e la fiducia nel Signore.
San Paolo dirà che Abramo credette fermamente al disegno di Dio che aveva su di lui e perciò viene considerato il padre nella fede.
ma penso ad un'altra figura nell'Antico Testamento che è il grande sognatore per eccellenza; è Giuseppe figlio prediletto di Giacobbe e Rachele. I suoi sogni provocano nei fratelli invidia e gelosia; proprio per questo viene venduto dai fratelli in Egitto e lì ancora una volta sarà il sogno a farlo entrare nelle grazie del Faraone, dopo che ha sperimentato la sofferenza del carcere.
La figura di Giuseppe figlio di Giacobbe è anticipatrice della figura di san Giuseppe del Nuovo Testamento, ma anche dell'evento pasquale di Gesù. Impariamo da lui che il sogno manifesta la storia di Dio nella storia degli uomini e attraverso il sogno si scoprono due elementi fondamentali: la vocazione da parte di Dio e l'obbedienza.

La Vocazione. Dio attraverso il sogno manifesta una chiamata. Dio chiama Giuseppe attraverso il sogno e lo inserisce nel piano salvifico della storia degli uomini. Di per sé nessun uomo è al di fuori del disegno di Dio; siamo tutti chiamati da lui. Dobbiamo essere del tutto persuasi di questa verità fondamentale per poter interpretare rettamente la nostra vita. Essere chiamati da Dio vuol dire essere collocati da lui nel disegno di salvezza e così esserne ad un tempo beneficiari e collaboratori.
Purtroppo non è facile vivere questa chiamata del Signore nella vita. La chiamata passa anche attraverso il mistero della sofferenza e della croce.
Ci sono alcuni fatti della vita di Giuseppe che rimandano al mistero della Croce e della Passione di Gesù; ad esempio viene venduto per venti denari dai fratelli, e questo richiama il tradimento di Giuda, tant'è che anche uno dei fratelli di Giuseppe si chiama Giuda. 
Ma in Giuseppe si scorge l'obbedienza e la fedeltà al Signore. La chiamata di Dio, la vocazione, che passa attraverso il sogno, sfocia nell'obbedienza al Signore da parte di Giuseppe, ma soprattutto questo lo si vede in san Giuseppe del Nuovo Testamento. San Giuseppe vuole formare una famiglia ed ecco all'improvviso il sogno, il mistero di Dio. 
Con il sogno che viene raccontato nel Vangelo di Matteo, si trova ad affrontare un mistero più grande di lui, con il conseguente dramma che lo colpirà. Questo dramma rappresenta il mistero della Croce di Gesù, la "notte" che anche Gesù ha sperimentato.
Il Cardinal Ballestrero quando parla della vocazione e del sogno di san Giuseppe dice: «Nella tua notte, la più insonne, la più agitata, il signore ti vuol affidare un incarico. Ti chiama per porre nelle tue mani un suo progetto».
Anche san Giuseppe sperimenta questa notte. Non bisogna dimenticare che l'uomo resta realtà indecifrabile, se lo si separa da Dio e lo si pensa fuori del suo piano di salvezza. 
«San Giuseppe si è lasciato condurre dal Signore e questi lo ha introdotto in un modo particolarmente intimo nel mistero dell'Incarnazione e della Salvezza, diventando parte integrante dell'evento salvifico di Dio in Gesù. Lasciandosi portare dal Signore, San Giuseppe è diventato il contemplativo dell'Incarnazione di Cristo. L'ha contemplata nella verginità meravigliosa, incorrotta e feconda della sua sposa; ha visto fiorire da questo "roveto ardente" il frutto benedetto dello Spirito, Gesù salvatore, e così è stato vicino, anzi bene addentro al mistero di Dio fatto uomo», afferma l'esperto biblico padre Tarcisio Stramare.
Nel momento del dramma, Giuseppe si affida al Signore il signore gli parla attraverso l'angelo e gli dice: «Non temere». È il dramma che segna anche la nostra vita. dramma di incomprensione, delusione, scoraggiamento, dubbi, Nel mistero, apparentemente insondabile, Giuseppe si è lasciato coinvolgere ciecamente.
San Giovanni Crisostomo, che è il padre della Chiesa che tratta in maniera più approfondita di san Giuseppe, usa un'espressione che fotografa la personalità di Giuseppe: «Giuseppe ubbidì di gran cuore». Egli continua a dire che Giuseppe è al centro della storia, perché al centro della storia c'è Gesù. Giuseppe si colloca in mezzo tra Gesù e Maria.
È il suo un ruolo centrale e questo lo vediamo anche attraverso il secondo sogno, quando Erode scatena la strage degli innocenti: «Giuseppe prese con sé Maria e il bambino e si diresse in Egitto», dicono le Scritture. E ancora una volta il Crisostomo sottolinea: «Giuseppe ubbidì di gran cuore». 
I Vangeli sono scarni nel raccontare la vita di Giuseppe e non riportano quando egli sia morto. La devozione popolare ce lo mostra morente tra le braccia di Maria e Gesù (soprattutto nel Nord-Italia è molto diffusa questa iconografia). Qualche decennio fa un noto scrittore e regista, Pasquale Festa Campanile, pubblicò un romanzo, incentrato sulla figura di san Giuseppe, dal titolo: Per amore, solo per amore (1983). Vi fu anche trasposizione cinematografica nel 1993, con la regia di Giovanni Veronesi.
Il titolo del romanzo è molto significativo perché riprende un espressione di un grande santo e maestro della spiritualità cristiana che è san Francesco di Sales. Questi affermava che non si sa quando san Giuseppe sia morto, ma se san Giuseppe è vissuto per amore, dedicando la sua vita a Dio, non poteva che morire per amore. 
Credo che questa sia una delle più belle definizioni del padre verginale di Gesù.


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SAN GIUSEPPE. IL SALVATORE DEL SALVATORE DEL MONDO (Wim Collin) - Terza parte

  (in Note di pastorale giovanile, novembre 2022)  



Caratteristiche di San Giuseppe

La fuga in Egitto raccontata dall’evangelista Matteo è uno dei racconti preferiti di Francesco, forse il più adatto per descrivere le caratteristiche di San Giuseppe, tra cui spiccano obbedienza e prontezza. Giuseppe, infatti, ha eseguito senza indugio le richieste dell’angelo del Signore, e il grande scrittore San Francesco di Sales, grazie alla sua profonda conoscenza dell’animo umano, ha saputo far muovere a Giuseppe tutte le obiezioni possibili: 

“Il povero San Giuseppe non avrebbe potuto dire: Tu mi dici di andare, ma non andrebbe bene partire anche domattina? Dove vuoi che vada di notte? Non ho nulla pronto. Come vuoi che porti il Bambino? Avrò le braccia abbastanza forti per sorreggerlo in un viaggio così lungo? E che? Vuoi che lo porti un po’ anche sua Madre? Non vedi che è una fanciulla ancora così giovane? Non ho né cavallo, né denaro per compiere un viaggio. E non sai che gli Egiziani sono nemici degli Israeliti? Chi ci accoglierà?”.

Probabilmente ognuno di noi avrebbe mosso anche una sola di queste obiezioni se l’Angelo ci avesse posto la medesima domanda. Giuseppe invece “non dice una sola parola per esimersi dall’obbedire, ma parte immediatamente e fa tutto ciò che gli ha ordinato l’Angelo” [20].  Questa “perfetta obbedienza” [21] di Giuseppe è da ammirare, poiché non si tratta di una scelta facile: “La paura di non sapere quando ne sarebbe uscito [dall’Egitto], doveva affliggerlo profondamente e tormentare il suo povero cuore; tuttavia è rimasto sempre se stesso, sempre dolce, tranquillo e perseverante nella sottomissione al beneplacito di Dio”. [22]

L’obbedienza trae origine da una importante dote di San Giuseppe. Il padre di Gesù era un uomo fiducioso, si fidava della divina Provvidenza. 

“San Giuseppe ci insegna […] in che modo dobbiamo imbarcarci sulla nave della divina Provvidenza, senza pane, o biscotti, senza remi, senza timone, senza vele, e infine, senza alcuna sorta di provviste; e lasciare così tutta la cura di noi stessi e del successo delle nostre iniziative a Nostro Signore, senza ritorni né repliche, né alcun timore per ciò che potrà accadere”. [23]

Contare sulla Divina Provvidenza significa dunque abbandonarsi totalmente alla volontà di Dio, credendo fermamente che Dio stesso provvederà ad ogni cosa. Come afferma Francesco di Sales, non è altro che uscire da se stessi e lasciare dietro di sé il vecchio io, per conformarsi totalmente alla volontà del Signore. L’uomo deve lasciarsi guidare completamente, orientare la propria volontà sempre unita e conforme a quella di Dio. [24] Lo Spirito Santo richiede a noi la stessa prontezza: “Alzati, esci da te stesso”. 
Un’altra caratteristica di San Giuseppe è la sua umiltà. Questa umiltà si dimostra in primo luogo nel modo in cui egli ha nascosto i grandi doni e i grandi privilegi ricevuti da Dio stesso. Sebbene meritasse grandi onori e potesse gloriarsi della sua autorità come padre del Salvatore, non lo ha mai fatto. [25] San Giuseppe è come la palma. La palma in primavera tiene nascosti i propri fiori, tutti gli altri alberi invece li danno a vedere, non li proteggono dal freddo della primavera causandone ben presto la morte. Gli uomini sono proprio come questi alberi, “non appena hanno qualche riflessione che sembra loro degna di essere stimata, oppure scoprono in sé qualche virtù, non si danno pace finché non l’hanno fatta sapere e conoscere a tutti coloro che incontrano”. La palma, invece, non lascia vedere i propri fiori fin quando il forte calore del sole non riesce a farli aprire. Allo stesso modo agisce San Giuseppe, tiene nascosti i propri fiori, ovvero le sue virtù, sotto il velo dell’umiltà fino alla morte. [26] 
San Giuseppe è anche grande nel sopportare l’umiliazione. “Immaginate”, scrive Francesco, “di vedere San Giuseppe con la Santa Vergine arrivare a Betlemme, a tarda notte, e cercare dappertutto un alloggio, senza trovare nessuno che voglia accoglierli. O Dio, quale disprezzo e rifiuto fa il mondo delle persone celesti e sante e come quelle due sante anime abbracciano volentieri questa abiezione”. [27] Non si ribella, non se ne vanta, non disprezza, ma sopporta e soffre in silenzio. Giuseppe però non rimane ad attendere in un angolo, ma cerca una soluzione, trova un alloggio povero e ama la santa semplicità. 

È un uomo costante. “Noi diciamo che un uomo è costante quando resta fermo e pronto a sopportare gli assalti dei nemici, senza meravigliarsi e perdersi di coraggio durante la battaglia”. [28] San Giuseppe è sempre stato forte, coraggioso, costante e perseverante. Quest’ultima caratteristica significa che 

“l’uomo disprezza [il] nemico tanto da rimanere vittorioso, per mezzo di una continua uguaglianza e sottomissione alla volontà di Dio. La fortezza è ciò che fa sì che l’uomo resista gagliardamente agli assalti dei nemici; mentre il coraggio è una virtù che fa in modo che non soltanto ci si tenga pronti a combattere o a resistere, quando se ne presenta l’occasione, ma che si attacchi il nemico all’istante, senza nemmeno lasciargli aprir bocca!”. [29]

Infine, il vescovo di Ginevra sottolinea anche la povertà di San Giuseppe. Diverse volte lo scrittore fa riferimento a Betlemme, dove la famiglia santa ha dovuto far dormire il loro neonato in una mangiatoia, come fosse una culla; o alla loro permanenza in Egitto dove hanno perfino mendicato per poter sopravvivere; o ancora alla loro vita a Nazareth, dove Giuseppe lavorava come falegname per guadagnare il pane quotidiano. Hanno accettato la povertà in cui erano costretti a vivere, come fosse parte del grande piano di Dio. L’unico figlio di Dio non poteva nascere in un castello o in un palazzo imperiale, ma doveva essere povero. E dunque Giuseppe e Maria amavano la povertà come fosse un dono, come fosse un volere divino. [30] 

Preghiera a San Giuseppe

Sembra appropriato concludere l’articolo con le medesime parole poetiche utilizzate da Francesco su San Giuseppe presentate nella lettera al Monsignore di Belley all’inizio, ma questa volta in forma di preghiera, così come riportate nella dedica del Trattato dell’amor di Dio: 

“Ma o Madre tutta trionfante, chi può rivolgere gli occhi alla tua maestà senza vedere alla tua destra colui che il Figlio tuo volle, per amor tuo, così spesso onorare del titolo di Padre, legandolo a te con il vincolo celeste di un matrimonio tutto verginale, perché tu trovassi in lui aiuto e sostegno nell’impegno della guida e dell’educazione della sua divina infanzia? O grande San Giuseppe, Sposo amatissimo della Madre del Diletto, quante volte hai tenuto tra le braccia l’Amore del cielo e della terra; e, infiammato dai dolci abbracci e baci di qual divino Fanciullo, ti scioglievi di dolcezza, allorché ti sussurrava teneramente all’orecchio (o Dio, quale soavità!) che tu eri il suo grande amico e il suo carissimo Padre tanto amato”. [31]


NOTE

[20] Troisième entretien, Œuvres: Tome VI, Les vrays entretiens spiritueles: 39.

[21] Dix-neufviesme entretien, Œuvres: Tome VI, Les vrays entretiens spiritueles: 367.

[22] Dix-neufviesme entretien, Œuvres: Tome VI, Les vrays entretiens spiritueles: 368.

[23] Troisième entretien, Œuvres: Tome VI, Les vrays entretiens spiritueles: 47.

[24] Dix-neufviesme entretien, Œuvres: Tome VI, Les vrays entretiens spiritueles: 368. 

[25] CLIV Sermon pour la fête de Saint Joseph (19 mars 1621), Œuvres: Tome VIII, Sermons: Vol II, 398.

[26] Dix-neufviesme entretien, Œuvres: Tome VI, Les vrays entretiens spiritueles: 358-359.

[27] LI Autre méditation pour le même aspirant, sur la naissance de Notre Seigneur Jésus-Christ, Œuvres: Tome XXVI, Opuscules: Vol V, 373.

[28] Dix-neufviesme entretien, Œuvres: Tome VI, Les vrays entretiens spiritueles: 365.

[29] Dix-neufviesme entretien, Œuvres: Tome VI, Les vrays entretiens spiritueles: 365.

[30] Cfr. Dix-neufviesme entretien, Œuvres: Tome VI, Les vrays entretiens spiritueles: 368-369.

[31] FRANCESCO DI SALES, Trattato dell’Amor di Dio, G. GIOIA (a cura di), Roma, Città Nuova, 2011, 81.

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SAN GIUSEPPE. IL SALVATORE DEL SALVATORE DEL MONDO (Wim Collin) - Seconda parte

 (in Note di pastorale giovanile, novembre 2022)  



Giuseppe: sposo di Maria

Il secondo nome dato a San Giuseppe è quello di “sposo di Maria”. Infatti, quando vede che la donna che sta per sposare è incinta, Giuseppe la circonda con una dolcezza e una gentilezza incredibile, e non l’abbandona mai [12].  “La Madonna era incinta: San Giuseppe lo vedeva bene. D’altra parte la vedeva tutta santa, tutta pura, tutta angelica; non poteva credere che fosse rimasta incinta mancando al suo onore” [13].  E Giuseppe la sposa, ispirato da Dio stesso, e la sposa per salvaguardare il buon nome di Maria, del resto non vuole e non può lasciarla [14].  
Giuseppe e Maria vivono in armonia, sebbene non abbiano una vita ordinaria e normale, sebbene capitino loro eventi che solitamente nelle altre famiglie non accadono, cercano di vivere in pace e secondo uno spirito di uguaglianza. Noi saremmo allarmati, dice Francesco, turbati e stupiti nel vedere e sperimentare ciò che accade nella casa di Dio a Nazareth. Con fermezza e solidità San Giuseppe è andato avanti, cercando di mettere in pratica ciò che è il volere di Dio. Anche se gli eventi che capiteranno a noi non saranno mai uguali a ciò che egli ha subìto, possiamo prendere esempio da Giuseppe nel compiere noi stessi la volontà di Dio [15]. 

Giuseppe: l’uomo giusto

L’ultimo appellativo che Francesco di Sales attribuisce a San Giuseppe è quello di “uomo giusto”. Giuseppe è un uomo giusto poiché ha anteposto la volontà di Dio alla propria, è giusto poiché ha compiuto ciò che Dio stesso aveva progettato per lui [16].  Giuseppe è stato incaricato da Dio stesso, attraverso il suo Angelo, che gli ha rivelato il “segreto dei segreti”, di prendersi cura della famiglia santa [17]. È lui, e nessun altro, ad aver sentito la voce dell’Angelo che l’ha avvisato di fuggire con il neonato e la Vergine in Egitto, attendendo in sogno le indicazioni per poter tornare a casa. È per questo che a San Giuseppe viene conferito il titolo di “Salvatore del Salvatore del mondo”, perché ha salvato suo figlio dalle mani di Erode [18]. Come Giuseppe, anche Francesco ci invita ad ascoltare e seguire le indicazioni dell’Angelo di Dio. “A questo proposito desidero pensare alla stima che dobbiamo avere per la sollecitudine, l’aiuto, l’assistenza e la direzione di coloro che Dio pone vicino a noi per aiutarci a camminare con sicurezza sulla via della perfezione” [19].  


NOTE

[12] Lettre MDLXXVIII, Œuvres: Tome XIX, Lettres: Vol IX, 72.

[13] IVD III, 28.

[14] Cfr. XCVI Plan d’un sermon pour la fête de Saint Joseph (19 mars 1614), Œuvres: Tome VIII, Sermons: Vol II, 131.

[15] Troisième entretien, Œuvres: Tome VI, Les vrays entretiens spiritueles: 41. 

[16] Cfr. XCVI Plan d’un sermon pour la fête de Saint Joseph (19 mars 1614), Œuvres: Tome VIII, Sermons: Vol II, 132.

[17] Cfr. LXXXV Plan d’un sermon pour la fête de Saint Joseph (19 mars 1612), Œuvres: Tome VIII, Sermons: Vol II, 87.

[18] LXXXV Plan d’un sermon pour la fête de Saint Joseph (19 mars 1612), Œuvres: Tome VIII, Sermons: Vol II, 86-87; cfr. XVII Sermon de Vêture pour la vielle de l’Epiphanie, Œuvres: Tome IX, Sermons: Vol III, 140.

[19] Troisième entretien, Œuvres: Tome VI, Les vrays entretiens spiritueles: 41. 

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SAN GIUSEPPE. IL SALVATORE DEL SALVATORE DEL MONDO (Wim Collin) - Prima parte

(in Note di pastorale giovanile, novembre 2022)  

San Francesco di Sales


Talvolta, leggendo le lettere di San Francesco di Sales, il lettore tende a meravigliarsi, e i motivi di ciò possono essere molteplici. In quasi tutte le lettere del Santo è presente una semplicità e una comprensibilità notevoli, inoltre vi sono immagini esplicative che illuminano la mente del lettore e gli permettono immediatamente di comprendere il significato dei temi trattati. Infatti il vescovo non esita a scrivere e a presentare tematiche profonde e personali. Tutto ciò avviene con estrema naturalezza e fluidità, il lessico è ricco e sorprendente, attrae il lettore con avvenenza e magnificenza, in un clima quasi poetico che lo invita a meditare e riflettere sui contenuti delle lettere. 
Un esempio di questa bellezza lo troviamo quando Francesco scrive al vescovo di Belley, Monsignor Jean-Pierre Camus, a proposito di San Giuseppe:
“… il grande padre San Giuseppe, grande amico dell’Amato, grande sposo dell’Amata del Padre celeste, che ha voluto che il suo Figlio celeste fosse nutrito tra i gigli di questa Sposa e di questo Sposo. Non trovo niente di più dolce per la mia immaginazione che vedere questo piccolo Gesù celeste tra le braccia di questo grande Santo, chiamandolo mille e mille volte ‘papà’, nel suo linguaggio infantile e con un cuore filiale e amorevole” [1].  

Ma quale è l’immagine che il nostro vescovo ha di San Giuseppe? San Francesco usa spesso appellativi come “padre, sposo e uomo giusto”, gli stessi utilizzati anche nei vangeli [2]. 

Giuseppe: il papà di Gesù

Il “papà di Gesù” è certamente la definizione prediletta dal Santo. È il nome con il quale la stessa Maria si rivolge a Giuseppe nel vangelo: “Tuo padre e io ti cercavamo!” (Lc 2,41) [3].  Egli viene presentato come colui che, durante l’infanzia e la giovinezza di Gesù, era solito prendersi cura del proprio figlio. Gesù è, infatti, a tutti gli effetti suo figlio “per diritto naturale, non per via naturale” [4],  appartenendo alla stessa discendenza di Giuseppe, come sottolinea Francesco. A sostegno della propria tesi, il Vescovo afferma: “Quando una colomba prende un dattero e lo lascia cadere in un giardino, la palma che produce appartiene al proprietario del giardino”, così Giuseppe è il papà di Gesù [5]. 
Usando le parole “padre” o “papà”, Francesco vuole sottolineare la dolcezza e l’amore con cui Giuseppe si è occupato dell’educazione di Gesù. A Jeanne de Chantal afferma che il papà di Gesù è colui che “tante volte coccolò il nostro Salvatore e tanto spesso lo cullò” [6],  e aggiunge “colui che l’ha portato, come le cicogne fanno con i loro pulcini” [7],  o ancora “colui che l’ha nutrito con il suo lavoro guadagnandosi il pane con il sudore del volto” [8]. 
Dice che Giuseppe “ha nutrito l’Amore del nostro cuore e il Cuore del nostro amore” [9],  con la cui affermazione sottolinea che non soltanto ha nutrito, ma anche educato e insegnato ciò che è veramente importante nella vita e nella fede. È anche Giuseppe, e non Maria, ad aver portato il figlio sulle scale del tempio a Gerusalemme nel momento della presentazione e purificazione [10]. 
Francesco invita infatti il lettore ad immaginare come la Madonna e San Giuseppe portassero il Signore in braccio e nel loro seno, “quando lo baciavano ed egli con le divine braccia li abbracciava soavemente” [11].
Giuseppe, dunque, per San Francesco di Sales rappresenta a tutti gli effetti il papà ideale.


NOTE

[1]  Lettre DXIX, Œuvres: Tome XIV, Lettres: Vol IV, 140.

[2] LXXXV Plan d’un sermon pour la fête de Saint Joseph (19 mars 1612), Œuvres: Tome VIII, Sermons: Vol II, 86.

[3] Cfr. XCVI Plan d’un sermon pour la fête de Saint Joseph (19 mars 1621), Œuvres: Tome VIII, Sermons: Vol II, 130.

[4] XCVI Plan d’un sermon pour la fête de Saint Joseph (19 mars 1621), Œuvres: Tome VIII, Sermons: Vol II, 132.

[5] CLIV Sermon pour la fête de Saint Joseph (19 mars 1621), Œuvres: Tome VIII, Sermons: Vol II, 402.

[6] Lettre DCLXXI, Œuvres: Tome XV, Lettres: Vol V, 33.

[7] Cfr. TAD VII, 13.

[8] XVII Sermon de Vêture pour la vielle de l’Epiphanie, Œuvres: Tome IX, Sermons: Vol III, 141.

[9] Lettre DCLXXI, Œuvres: Tome XV, Lettres: Vol V, 33.

[10] Dix-neufviesme entretien, Œuvres: Tome VI, Les vrays entretiens spiritueles: 363-364.

[11] IX. Petit traité sur la Sainte Communion, Œuvres: Tome XXVI, Opuscules: Vol V, 221.

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DEVOZIONE A SAN GIUSEPPE IN SAN FRANCESCO DI SALES -quarta parte-


Dal libro "Giuseppe l'uomo giusto"  di Ezio Cova:


S. FRANCESCO DI SALES GRANDE DEVOTO DI S. GIUSEPPE

San Francesco di Sales
Il Santo suggeriva tre mezzi per tradurre in pratica la devozione a S. Giuseppe. 
Ecco il terzo:


3- Laconfidenza filiale nella sua intercessione

    San Francesco esclama: "Quale gran Santo è il glorioso Sposo della Vergine Maria! Egli è non solamente Patriarca, ma il capo di tutti i Patriarchi; egli è più che confessore ed anche più che martire.
Qual è infatti quel Santo che a Lui si possa paragonare per verginità, umiltà e costanza?
Come potremmo pertanto dubitare del credito di cui egli gode in Cielo?"

Sia dunque grande la nostra confidenza, e in ogni caso ricorriamo alla sua potente intercessione.

La confidenza in S. Giuseppe è dunque frutto della meditazione sulle sue sublimi virtù e sulla sua eccelsa dignità di padre di Gesù e Sposo di Maria Vergine.

Confidiamo in S. Giuseppe, e perciò lo preghiamo che ci aiuti, proprio perché sappiamo che egli è tanto potente presso Dio ed è tanto buono.
Se non fosse così, non lo pregheremmo.
Ed egli ci è vicino, ci ascolta e ci aiuta solo se abbiamo confidenza in lui, se lo preghiamo e se cerchiamo, per quanto è in noi, di imitale le sue virtù.

Ecco allora che questi tre mezzi si integrano e si richiamano a vicenda.

Vediamo quindi di essere devoti di questo grande Santo, con la preghiera assidua e quotidiana a lui, con la meditazione più attenta della sua vita e con la più sconfinata fiducia in lui.
Come premio per questa devozione egli ci otterrà di essere simili a lui e da lui risaliremo all'imitazione delle virtù di Nostro Signore Gesù Cristo.
 
   
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DEVOZIONE A SAN GIUSEPPE IN SAN FRANCESCO DI SALES -terza parte-



Dal libro "Giuseppe l'uomo giusto"  di Ezio Cova:

S. FRANCESCO DI SALES GRANDE DEVOTO DI S. GIUSEPPE

San Francesco di Sales
Il Santo suggeriva tre mezzi per tradurre in pratica la devozione a S. Giuseppe. 
Ecco il secondo:


2- La riflessione sulle sue virtù per ricopiarle in noi-

  Non si può essere un fedele devoto di S. Giuseppe, senza meditare spesso sulla sua santissima vita, che fu in tutto un capolavoro di sublimi virtù, nascoste agli occhi degli uomini, ma note a Dio e ai Suoi Angeli.
Ma a nulla varrebbe ammirare le sue virù, se non ci si decide ad imitarle e a trasfonderle nella nostra vita di ogni giorno.
Per queste virtù egli piacque a Dio su questa terra ed ora, in Cielo, è il più grande Santo, dopo la Sua Immacolata Sposa.

"Ma voi, mia figlia- scrive il Santo alla Madre de Chantal- quando non potrete cantare le glorie di codesto Santo del nostro cuore, ripasserete queste glorie nella vostra mente, come la sposa dei cantici.
Se la vostra bocca è chiusa, sarà aperto il vostro cuore alla meditazione delle grandezze di questo Sposo della Regina dell'universo, di Colui che fu deetto padre di Gesù e ne fu il primo e più perfetto adoratore, dopo la sua Divina Sposa".

Quanta tenerezza in quelle espressioni usate da S. Francesco nei riguardi del Santo Patriarca, che egli chiama: "questo Santo del nostro cuore...il padre della nostra Vita e del nostro Amore...lo Sposo della Regina dell'universo... il primo adoratore di Dio"!    
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DEVOZIONE A SAN GIUSEPPE IN SAN FRANCESCO DI SALES -seconda parte-


San Francesco di Sales indica tre mezzi per mettere in pratica la devozione a San Giuseppe.
Ciascuno di essi verrà indicato in singoli post, per facilitare la lettura e la meditazione di queste piccole "perle di saggezza" di amore verso il nostro Santo Patriarca.
Buona lettura!





Dal libro "Giuseppe l'uomo giusto"  di Ezio Cova:

S. FRANCESCO DI SALES GRANDE DEVOTO DI S. GIUSEPPE

San Francesco di Sales

Il Santo suggeriva tre mezzi per tradurre in pratica la devozione a S. Giuseppe.

1- La preghiera - 
Per godere della protezione di S. Giuseppe e sviluppare nell'anima ammirazione, affetto e desiderio di essergli simile (e tutto ciò vuol dire devozione verso di lui), prima di tutto è necessario pregarlo.

Per questo, il 19 marzo 1614, San Francesco inviava alla Madre di Chantal una lettera con delle pie invocazioni a S. Giuseppe, invocazioni rivedute e corrette da lui stesso, affinchè le pie religiose della Visitazione potessero, da quel giorno, invocare con maggiore pietà e trasporto il glorioso Patriarca.
"Eccovi, -diceva egli nella lettera- le litanie del glorioso Padre della nostra Vita e del nostro Amore.
Io speravo di poterle scrivere tutte di mia mano, ma, non avendo potuto farlo, mi sono tuttavia preso l'impegno di rivederle, di correggerle e di apporvi gli accenti più appropriati, affinchè le nostre figlie nello spirito possano più facilmente cantarle senza fare degli sbagli".

Ecco come il Santo Dottore della Chiesa invita a pregare colui che egli teneramente chiama "il glorioso Padre della nostra Vita e del nostro Amore (ossia N.S. Gesù) .
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DEVOZIONE A SAN GIUSEPPE IN SAN FRANCESCO DI SALES -prima parte-


Dal libro "Giuseppe l'uomo giusto"  di Ezio Cova:

S. FRANCESCO DI SALES GRANDE DEVOTO DI S. GIUSEPPE

San Francesco di Sales
S. Francesco di Sales ebbe una particolare devozione verso S. Giuseppe, perchè lo considerava non soltanto come un grande Santo, ma anche come un soave e sapientissimo maestro di spiritualità.

Questa devozione giuseppina era una caratteristica della sua pietà personale, e perciò egli la raccomandava sovente sia alle anime che desideravano giungere alla perfezione nella vita claustrale, sia ai semplici fedeli che intendevano vivere la vita della perfezione, pur rimanendo nel mondo.

Nei suoi libri egli parla sovente di S. Giuseppe, compiacendosi di dedicare a lui i trattati che andava scrivendo sopra l'amore di Dio.

Un giorno rivolgendosi ad un Padre della Compagnia di Gesù, esclamò: "Oh padre mio, non sapete voi che io sono tutto di S. Giuseppe"?, voleva dire che egli aveva posto in questo gran Santo ogni fiducia per le opere che andava compiendo.

Nel suo breviario, S. Francesco teneva una sola immagine, ed era quella di S. Giuseppe.
A lui dedicò la prima chiesa che eresse nella città di Annecy.
Ed infine alle religiose della Visitazione, Congregazione che egli fondò, coadiuavato da S. Giovanna Francesca di Chantal, lasciò come guida S. Giuseppe, quale maestro ineguagliabile di vita interiore.
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