NELLA BOTTEGA DI SAN GIUSEPPE (di don Giulio Gallerani) - quinta parte

LA PRESENZA: 

la pratica della presenza di Dio, vivere sempre l’ “ora et labora”... 

“ASCOLTA, ISRAELE! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: 

amerai il Signore tuo Dio CON TUTTO IL TUO CUORE e con tutta 

la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza!” 

(Mc 12, 28-30) 

“IL TUO FRUTTO È OPERA MIA” (Os 14,9) 


La bottega del falegname era come un piccolo monastero…dove Gesù ha anticipato e vissuto l’ORA ET LABORA, dove ha visto che si può lavorare pregando, fare della vita una preghiera ininterrotta, fare della fatica, della forza, del sudore, del lavoro delle mani, un atto liturgico. In poche parole: fare della vita un’unica Messa, un unico sacrificio (“sacrum facere” vuole dire “rendere santo” tutto quello che faccio). In che modo posso fare di ogni cosa una preghiera, un atto liturgico? In che modo posso rendere straordinarie le azioni quotidiane ed ordinarie? 
“Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: amerai il Signore tuo Dio CON TUTTO IL TUO CUORE e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza (Mc 12, 28-34)”.
Prima di tutto: rendendo presente Dio in tutto quello che faccio, “con tutto il mio cuore”: il cuore è il centro di me stesso, il motore e il luogo della volontà, dove l’anima, la parte spirituale, i pensieri, la  parte psicologica e la forza, la parte fisica, si attivano e si ricompattano, facendosi strumento per Dio, per ascoltare Lui e fare la Sua volontà. Facendo tutto per Lui, e tutto offrendo a Lui. 

Secondo: ascoltando Dio (“Shemà, Israel”). Dio ti parla, sempre, nel lavoro, in tutto ciò che fai, nelle  cose concrete… anche nella creazione e nella natura. Io posso ascoltarlo, sempre, leggendo ovunque il suo amore che mi parla. 

Terzo: “Non chiameremo più Dio nostro l’opera delle nostre mani … Il tuo frutto è opera mia” (Os 14, 2-10)”: riconoscendo che quello che ho fatto, l’ha fatto Dio, perché è Dio che compie tutto in me. Io stesso sono “opera di Dio”! L’opus dei è la preghiera: io sono la preghiera di Dio, io sono quello che Dio fa per me, perché Dio agisce in me. “Il tuo frutto”: il frutto del lavoro, delle mani dell’uomo, può essere un’opera divina, se tutto quello che sono, con tutto il mio cuore (volontà, mente, anima e forza fisica), lo faccio per Dio, per farlo contento.  

Quarto: lodando Dio. “Non offerta di tori immolati, ma la lode delle nostre labbra” (Os 14,3). Fare della lode il mio sacrificio: lodare il Signore, proclamare la bellezza di Dio, riconoscere la sua presenza. Così Gesù ha imparato  nella bottega come si ama Dio, e come si ama il prossimo: tutto per Dio e in funzione di Dio. Nulla c’è al di fuori di Lui. E così ha imparato che non esiste nulla che non possa trasformarsi in preghiera, sacrificio e liturgia, per la salvezza di tutte le anime!

FONTE: Il Timone

Stampa il post

Nessun commento:

Posta un commento

Disclaimer

«Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001»