LO SGUARDO:
vedere dentro, vedere oltre, vedere ascoltando...
“L’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore” (1Sam 16,7)
“Chi è Signore, il Figlio dell’uomo, perché io creda in lui?”
“Lo HAI VISTO: è colui CHE PARLA CON TE!”(Gv 1, 36-38)
Prima di tutto: impariamo a vedere DENTRO. Perché il legno è precisamente la parte interna della pianta, quella che non si vede subito... Non conta l’apparenza, ma conta il cuore! Lo Spirito Santo irruppe su Davide, tramite l’unzione con l’olio: ruppe ogni guscio ed entrò dentro il suo cuore. È quello che si fa con il legno: come l’olio, così l’impregnante, entrando dentro, lo rafforza nel “cuore”, affinché non marcisca. È quello che Gesù vide fare a suo papà Giuseppe nella bottega del falegname. Il legno è buono se è buono il suo cuore: è la parte interna che deve essere sana, e l’impregnante arriva fin dentro, a ungere e rafforzare, come lo Spirito Santo. “L’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore” (1Sam 16, 6-7.10-13). A volte ci sono alberi enormi, ma sono cavi, vuoti: allora si spaccano, crollano. Un falegname deve guardare il cuore, e saper vedere quello che non si vede: l’interno. Un buon falegname infatti deve essere in grado di capire qual è l’albero adatto, perché ogni legno ha caratteristiche diverse. Dio ha dovuto scegliere il legno adatto a diventare un re....Quando Samuele fu inviato da Dio ad “ungere” il futuro re, egli se lo era figurato come un guerriero grande, “grosso”, pure brutto, che facesse paura sul campo di battaglia…Nulla di tutto questo: i figli di Iesse vennero scartati, uno dopo l’altro, e la scelta di Dio ricadde su Davide (“fulvo, con begli occhi, e bello d’aspetto”). Era quello, il “legno” giusto, anche se apparentemente risultava poco adatto per combattere. Dio aveva visto qualcosa che gli altri non vedevano: il coraggio, che farà di Davide il legno più adatto, il re più degno della storia di Israele, colui che vinse tutte le guerre …con il suo cuore! Solo uno sguardo che sa vedere dentro sa vedere il legno più adatto.
Lo stesso sguardo che deve saper vedere “dentro” sa anche vedere la bellezza: sa VEDERE OLTRE. Noi pensiamo che San Giuseppe aggiustasse semplicemente degli oggetti: ma se è vero com’è vero- che era un discendente di Davide (e a Davide piaceva cantare, ballare), allora anche Giuseppe era, in un certo qual modo, un artista -un artista del legno. Era nel suo DNA! Chissà quante volte Giuseppe si sarà divertito a costruire delle piccole opere d’arte, magari piccoli oggetti per fare divertire e giocare Gesù…
L’arte è vedere e mettere lo spirito nella materia, e Gesù doveva aver imparato anche questo da Giuseppe: parlava sempre in parabole, raccontando i fatti della realtà (la pecorella, il seminatore…) con un significato spirituale, abituato com’era a vedere la bellezza, lo spirito nella materia. Come fanno gli artisti, vedeva oltre, facendo parlare anche le cose, la creazione. Terzo. Gesù guarisce il cieco nato sputando per terra, facendo del fango con la saliva e spalmando questo fango sul viso del cieco: è un chiaro richiamo della Genesi perché Gesù guarisce creando, anzi, ricreando! È Dio che ci ricrea e ci permette di vedere dentro, di vedere oltre, di VEDERE ASCOLTANDO, e di imparare a vederlo! “Chi è Signore, il Figlio dell’uomo, perché io creda in lui?” (Cfr Gv 9, 1-41) “Lo HAI VISTO: è colui CHE PARLA CON TE!” Vedere in tutto quello che mi accade Dio che mi parla: vedere ascoltando, ascoltare guardando.
Dio mi parla, sempre, ed io Lo ascolto sempre se imparo a vederLo, sempre. La vista è l’unico organo che non si forma del tutto nel grembo materno, così che, appena nati, vediamo pochissimo e tutto sfuocato (vediamo nitidamente solo fino ad una distanza di circa venti cm: quanto basta per non distrarci quando succhiamo il latte dalla mamma...). Per cominciare a vedere come un adulto, ci impieghiamo dai sei ai dodici mesi: praticamente una nuova gravidanza sulla terra! Questo vuole dire che nel grembo materno veniamo formati completamente per ascoltare al buio, ma la vita quaggiù, nel grembo del mondo, serve per imparare a vedere... la Luce che è Dio! Vedremo Dio faccia a faccia, perfettamente, in Cielo, ma qui dobbiamo iniziare ad imparare a vederLo… Dove? Dappertutto! Perché Dio si è fatto visibile!
Tutta l’opera di Gesù Cristo serve per farci vedere Dio che ci parla, e la fede è un collirio che ci guarisce gli occhi: questa è la vera conversione da chiedere. Gesù, alla scuola di San Giuseppe, ha imparato a vedere. Quando si faceva buio, nella bottega, qualcuno doveva tenere accesa una luce per far lavorare Giuseppe: e lo faceva Gesù, come si nota nel dipinto di Gherardo delle Notti. È Gesù a reggere la candela accesa, ed è proprio in quella bottega che Gesù ha capito questo: “Io sono la luce del mondo”. Giuseppe è un uomo come noi, e Gesù è la luce, che permette a noi di compiere la nostra opera. È la Parola di Dio la luce sul nostro cammino, affinché possiamo anche noi aprire gli occhi e acquistare un nuovo sguardo.
Ultimo insegnamento di oggi, domenica laetare, domenica della letizia: la gioia nasce dallo sguardo. Noi siamo tristi, perché abbiamo uno sguardo sbagliato. Anzi, il nostro sguardo è malato: tutto, un tempo, soprattutto all’epoca del Medioevo, era segno di Dio, immagine e sacramento, e nella creazione si lodava il Creatore; oggi, invece, tutto è reso “cosa”, da usare come vogliamo perchè non ci dice più nulla.
Quando Gesù è arrivato in cima al Golgota, ha guardato quei tronchi… il martello e i chiodi… e gli sarà venuto in mente certamente san Giuseppe: avrà pensato alla bottega di suo papà, agli attrezzi del laboratorio, a tutti i momenti belli passati con lui. Gesù, che aveva trascorso vent’anni su trentatré in mezzo al legno, quando ha abbracciato la Croce per salvarci, avrà pensato a tutte le volte che suo papà gli aveva insegnato a piallare, a levigare, nel loro laboratorio.
E’ bello pensare che Gesù, mentre veniva inchiodato alla croce, stava pensando a tutta la gioia che aveva vissuto nella bottega di Nazaret, perché quello era stato per tanti anni il luogo più allegro e sereno della storia - una gioia che derivava dal fare ogni giorno la volontà di Dio, così come la stava facendo Gesù, obbedendo al Padre e morendo per noi… su quel sacro legno.
FONTE: Il Timone

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