NELLA BOTTEGA DI SAN GIUSEPPE (di don Giulio Gallerani) - nona parte

LA SALVEZZA: 

come vivere, il tempo e lo spazio,  

per collaborare alla redenzione di tutto e tutti... 

“ I Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato”  

(Gv 5,16) 

“Queste acque scorrono verso la regione orientale,  

e sfociate nel mare, ne risanano le acque. Il pesce vi sarà abbondantissimo, 

perché dove giungono quelle acque, risanano” (Ez 47, 8-10) 



I Vangeli raccontano che Gesù compiva tantissimi miracoli, “di sabato”; sembrava quasi lo facesse apposta… ogni sabato, prima andava nella Sinagoga, proclamava la Parola di Dio, e poi si recava a guarire i malati. Stiamo vivendo questi nove giorni dentro la bottega di Nazareth: ma cosa si faceva di sabato in quella bottega? 

Niente, perché il sabato non si lavorava. E cosa facevano allora Giuseppe e Gesù, quando non lavoravano nella bottega? Forse abbiamo un indizio: se Gesù amava tanto, di sabato, pregare, visitare i malati e guarirli, si vede che così era stato abituato nella sua famiglia e con Giuseppe, ad andar in sinagoga, e poi a visitare quel giorno chi aveva bisogno.  
Era quello il “lavoro” del sabato: Gesù era stato abituato da Giuseppe a lavorare sei giorni in bottega, e il settimo giorno ad andare a guarire gli altri e a curare l’anima, a pregare. Gesù diventa adulto a dodici anni, e a trent’anni inizia i suoi tre anni di ministero, fatto di annuncio e guarigione: dai dodici ai trent’anni sono diciott’anni, sei volte tre anni - che Gesù trascorse a lavorare nella bottega per sei giorni su sette -, e dai trenta a trentatré sono tre anni -che Gesù trascorse a predicare, a guarire e a salvare, anche e soprattutto nel giorno di sabato -. Come se la sua vita, in proporzione, fosse stata una grande settimana, nella quale il lavoro ordinario e nascosto era costituito dallo stesso tempo usato per questo, nella settimana della Creazione (in cui Dio per sei giorni lavorò e il settimo si riposò...) e nella settimana di tutti noi! Questo è il riposo di Dio, allora: guarire e salvare!
Gesù 
ha imparato anche questo da Giuseppe, che lavorava in bottega per sei giorni, e il settimo giorno “si riposava” pregando e andando a visitare i malati. In questo modo il Signore ci ha insegnato che TUTTA LA NOSTRA VITA DEVE ESSERE UN SABATO, in cui facciamo anche dei primi sei giorni (mediante il nostro lavoro) un’occasione di salvezza per questo  mondo malato, che ne ha così tanto bisogno. Tutto il tempo diventa così  un sabato -anche i giorni “feriali”:  tutta la settimana per noi diventa un sabato, e tutto il tempo è tempo di salvezza. 
“Queste acque scorrono verso la regione orientale, e sfociate nel mare, ne risanano le acque. Il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano” (Ez 47, 8-10). Oggi la prima lettura parla dell’acqua che dal Tempio di Gerusalemme esce e va verso oriente. Essere a Gerusalemme e guardare ad oriente significa guardare il deserto, fin verso il Mar Morto - mentre ad occidente vedi gli alberi, il verde, fin verso il Mar Mediterraneo.
L’acqua che proviene dal tempio - 
simbolo della Parola di Dio e dello Spirito Santo - arriva e fa del Mar Morto un luogo pieno di alberi, di vita: tutto guarisce, tutto viene risanato. 

Ogni luogo così diventa tempio di Dio. Gesù, d’altra parte, che aveva vissuto per trent’anni lontanissimo da Gerusalemme, aveva capito che quella bottega, dove si lavorava per guarire le anime e i corpi, era in fondo il tempio di Dio, il luogo dove Dio era presente. 

Ogni luogo è santo, così come ogni tempo è santo e pieno di Dio, se donato per la salvezza. Ecco come Gesù imparò da suo padre Giuseppe a fare di tutta la vita uno strumento di salvezza, un sabato, e fare di tutti i luoghi che frequentiamo un tempio: siano allora le nostre case, i nostri luoghi di lavoro, delle Chiese, dove si rende presente Dio e si guarisce dalle nostre malattie.  

FONTE: Il Timone

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