LA PATERNITA’:
come essere figli e genitori “di Dio”...
“Ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo
per far risorgere la terra” (Is 49,8)
“Il Signore è buono in tutte le sue opere, fedele in tutte le sue parole,
Il Signore sostiene quelli che vacillano, rialza chiunque è caduto”
(Salmo 144)
“Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il
figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero,
io invece non mi dimenticherò mai” (Is 49,15)
Innanzitutto, uno è padre nella misura in cui rende il figlio parte di un popolo; lo fa uscire dalla sua famiglia, facendogli capire che tutta l’umanità è la sua famiglia (“ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo per far risorgere la terra ”). Il popolo d’Israele serve per salvare tutta la terra e tutti i popoli, e l’alleanza è ciò che lega tutto il popolo.
Grazie a Giuseppe, Gesù è figlio di Davide e parte della discendenza davidica: il re tiene insieme il popolo, nella fattispecie il popolo eletto che è chiamato a salvare tutti i popoli.
“ Il Signore è buono in tutte le sue opere, fedele in tutte le sue parole” (Salmo 144). Quanto lo ha sperimentato, questo, Gesù, nella bottega! Giuseppe faceva tante cose buone ed era fedele, e quello che prometteva lo faceva. “Il Signore sostiene quelli che vacillano, rialza chiunque è caduto”: quante volte Giuseppe l’avrà fatto, con Gesù piccolino, che si aggirava in mezzo agli strumenti e cadeva, e Giuseppe -insieme a Maria- lo sosteneva e lo rialzava.
Giuseppe e Maria accompagnavano Gesù che muoveva i primi passi, che voleva stare in piedi e imparare a fare quello che vedeva fare da suo padre.
“Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non mi dimenticherò mai”(Is 49, 15).
Gesù ha imparato che Dio è “padre e madre”: Dio è genitore, e ci ama come un padre e una madre. Come nel grembo materno di Maria, al buio, così in egual modo in quella stanza un po’ buia (il grembo paterno, la bottega di Giuseppe), ha sperimentato cosa vuol dire essere figlio, frutto dell’amore paterno. Questo è accaduto nel grembo di Maria e nella bottega di San Giuseppe.
Per questo Gesù amava tantissimo parlare di sé stesso come del Figlio: aveva fatto una tal esperienza di paternità e maternità con Giuseppe e Maria, che quando pensava a Dio pensava a loro, e si sentiva veramente figlio. Successivamente arrivò a capire che questo amore, nell’eternità, riguardava la sua persona divina: ma ci arrivò tramite l’esperienza umana, come succede a tutti noi, che impariamo a conoscere Dio tramite i nostri genitori.
Siamo chiamati a chiamare Dio con il nome di padre e di madre e a capire cos’è l’amore, guardando i nostri genitori.
FONTE: Il Timone

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