SAN GIUSEPPE, GIOVANE FIDANZATO
CHIAMATO AL DISCERNIMENTO
(Paolo Antoci La Santa Crociata in onore di San Giuseppe, 3/2018)
Nell'ottobre 2018 i nostri vescovi celebreranno il
loro Sinodo sul tema "I giovani, la fede e il discernimento
vocazionale". Al centro della loro riflessione e attenzione ci saranno
dunque i giovani; la Chiesa si interrogherà su come accompagnarli a riconoscere
e accogliere la loro chiamata all'amore e alla vita in pienezza.
Non manca certamente il riferimento a Maria
santissima, accompagnatrice di questo percorso ecclesiale e modello per i
giovani in discernimento. «Ciascun giovane può scoprire nella vita di Maria lo
stile dell'ascolto, il coraggio della fede, la profondità del discernimento e
la dedizione al servizio (cf. Lc 1, 39-45). Nei suoi occhi ogni giovane può
riscoprire la bellezza del discernimento, nel suo cuore può sperimentare la
tenerezza dell'intimità e il coraggio della testimonianza e della missione».
«Una vergine - annota il Vangelo"-, promessa
sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe» (Lc 1, 27). E di lui,
di Giuseppe, non si tralascia il fatto che Maria è sua legittima sposa (cf. Mt
1, 16.18-20.24; Lc 1, 27; 2, 5). Giovane la sposa e dunque giovane anche lo
sposo. Sì, perché i Vangeli non parlano di una vecchiaia del santo carpentiere;
anzi, le prime raffigurazioni cristiane ci avevano presentato un giovane
imberbe, virile e vigoroso. Poi qualcosa lungo i secoli non andò nel verso giusto.
Ma finalmente la giosefologia ci sta riconsegnando un vero e attuale san Giuseppe,
conforme a quello dei Vangeli, rigettando così, seppur con qualche difficoltà,
quel cliché dell'uomo anziano.
Fede, vocazione e discernimento sono i tre nuclei
tematici su cui ruoteranno le riflessioni dei nostri giovani e dei nostri
vescovi, e su cui si baserà anche la conseguente opera pastorale. Sono stati
anche i tre stati esistenziali vissuti dal giovane Giuseppe: l'uomo giusto (Mt
1, 19), il patriarca della fede, chiamato a essere sposo della Madre di Dio e
padre del Figlio di Dio, il carpentiere e discendente davidico che più volte ha
dovuto discernere eventi e situazioni, sogni e rivelazioni, profezie e realtà.
Basta leggere i primi due capitoli dei Vangeli secondo Matteo e secondo Luca
per rendersene conto.
Giuseppe è l'uomo della
fede, la virtù che è fonte del discernimento vocazionale. Un dono della grazia
che richiede di renderlo fecondo attraverso scelte di vita concrete e coerenti.
E Giuseppe, in tal senso, accolse con disponibilità questo dono non tirandosi
indietro ma prendendo con sé Maria sua sposa e il bambino; così prese con sé
tutto il mistero "in situazione" e quanto esso comportava, facendo
scelte concrete e coerenti che tutti noi apprendiamo dal sacro testo. «La fede – afferma il documento preparatorio al Sinodo – è insieme dono dall'alto e
risposta al sentirsi scelti e amati». Giuseppe, in quel sogno, in quei sogni,
avrà sperimentato questa amorevole elezione del Padre, ma anche del Figlio, che
non lo esonerò nel chiamarlo Abbà-papà. «Giuseppe, il quale sin dall'inizio
accettò mediante "l'obbedienza della fede" la sua paternità umana nei
riguardi di Gesù, seguendo la luce dello Spirito Santo, che per mezzo della
fede si dona all'uomo, certamente scopriva sempre più ampiamente il dono
ineffabile di questa sua paternità» (RC 21). E ancora. «La fede non è un
rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. Essa fa
scoprire una grande chiamata, la vocazione all'amore, e assicura che
quest'amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il
suo fondamento si trova nella fedeltà di Dio, più forte di ogni nostra
fragilità». Il giovane sposo si consegnò totalmente all'amore sponsale e poi
paterno, fu vocato all'amore. «Se Elisabetta disse della Madre del Redentore:
"Beata colei che ha creduto”: si può in un certo senso riferire questa
beatitudine anche a Giuseppe, perché rispose affermativamente alla Parola di
Dio, quando gli fu trasmessa in quel momento decisivo. Ciò che egli fece è
purissima "obbedienza della fede" (cf. Rm 1, 5; 16, 26; 2 Cor 10,
5-6)" (RC 4)». Credere significa mettersi in ascolto dello Spirito e in
dialogo con la Parola che è via, verità e vita (cf. Gv 14, 6) con tutta la
propria intelligenza e affettività, imparare a darle fiducia
"incarnandola" nella concretezza del quotidiano. Non è quanto ha
fatto il nostro santo?
Giuseppe è anche il giovane del discernimento, ce ne
parla san Matteo nel suo Vangelo. Chi non conosce la sua misteriosa chiamata e
la sua missione di giovane padre, per certi versi drammatica e incomprensibile?
Rileggiamo in chiave giosefina i primi due capitoli matteani e non avremo
difficoltà nel vedere questa singolare figura ricolma del dono del
discernimento. «Prendere decisioni e orientare le proprie azioni in situazioni
di incertezza e di fronte a spinte interiori contrastanti è l'ambito dell'esercizio
del discernimento». Nella storia di Giuseppe ogni giovane può scorgere la
triplice sfaccettatura del discernimento – morale, spirituale, e quello dei
segni dei tempi – e prenderne spunto e luce per il proprio. Il modello Giuseppe
di Nazareth è davvero illuminante per tutti. «Lo Spirito parla e agisce
attraverso gli avvenimenti della vita di ciascuno, ma gli eventi in se stessi
sono muti o ambigui, in quanto se ne possono dare interpretazioni diverse.
Illuminarne il significato in ordine a una decisione richiede un percorso di
discernimento». Giuseppe così ha saputo riconoscere, interpretare e scegliere
il suo percorso di fede e di discernimento vocazionale. Il documento
preparatorio al sinodo sembra che parli proprio di lui, e nella lettura del
testo tornano in mente i passi evangelici che ci descrivono l'esperienza del
santo sposo di Maria racchiusa in quel sintetico versetto: «Mentre stava
pensando a queste cose» (Mt 1,20). Nella fase del riconoscere, «la Parola di Dio
riveste una grande importanza meditarla mette infatti in moto le passioni come
tutte le esperienze di contatto con la propria interiorità, ma al tempo stesso
offre una possibilità di farle emergere immedesimandosi nelle vicende che essa
narra». Non a caso certe opere artistiche ci raffigurano san Giuseppe con un
libro in mano, che legge le Scritture, viene visto anche come un filosofo,
proprio per quel suo voler riconoscere, credere e capire. «La fase del
riconoscere mette al centro la capacità di ascolto e l'affettività della
persona, senza sottrarsi per paura alla fatica del silenzio». Anche qui – altra
casualità? – san Giuseppe è il silente, colui che fa posto alla Parola non
pronunciando parole, colui che ascolta e medita, è colui che discerne. Discernere
è scoprire l'anima delle parole e interpretarle per farle diventare vita.